Le Origini Socialiste del Capitalismo Clientelare Birmano
Di Hein Htet Kyaw. Originale pubblicato il 7 aprile 2026 con il titolo Burmese Way to Crony Capitalism: The Socialist Roots of Burmese Cronyism. Traduzione di Enrico Sanna.
Per gli storici, il colpo di stato del 1962 fu solo un colpo di mano di un generale assetato di potere. Ma l’attuale impossibilità di cambiare politica e la trasformazione delle forze armate in classe “clientelare”,affondano le proprie radici in questi sette decenni di crescita del potere burocratico e degli interessi economici: tutto inizia proprio allora. Per capire l’attuale situazione politica, bisogna capire come mai, in questo lasso di tempo, il potere militare è riuscito ad incastonarsi nel cuore economico e amministrativo del paese.
Il Consiglio Unitario della Sinistra
Il Consiglio unitario della sinistra nacque pochi mesi dopo l’indipendenza, il sedici luglio 1948, con l’obiettivo di creare un’intesa reciproca tra i marxisti-leninisti del Partito comunista birmano e i socialdemocratici del Partito socialista, dato che i primi volevano uno stato autoritario monopartitico marxista-leninista mentre i secondi proponevano una politica socialdemocratica multipartitica parlamentare.
Del consiglio facevano parte persone di sinistra provenienti dalle forze armate, dal Partito socialdemocratico e dall’Organizzazione popolare volontaria, nonché marxisti-leninisti di varie entità politiche. Presidente era Ne Win, ex membro del Partito comunista birmano, poi divenuto primo dittatore di Myanmar con i colpi di stato del 1958 e 1962, mentre Thein Pe Myint, terzo segretario generale del partito comunista, ricopriva la carica di segretario generale. Thein Pe Myint, assieme ad alcuni membri del consiglio, attorno al mese di agosto del 1948, appena otto mesi dopo l’indipendenza, esortò Ne Win a fare un colpo di stato e formare un governo socialista di coalizione. Ne Win rifiutò.
Defence Services Institute
L’Istituto (DSI) nasce attorno al 1951 per fornire servizi senza fini di lucro: dalle mense a forme di “assistenza sociale” volte a sollevare il morale dei militari durante le rivolte interne del periodo post-indipendenza. In seguito ci fu il tentativo, da parte di una fazione della burocrazia militare, di prendere il controllo dell’economia. Sotto la guida del generale di brigata Aung Gyi, l’istituto si allargò notevolmente al settore civile, diventando l’impresa più grande e potente del paese.
Ma una trasformazione profonda avvenne solo con il primo colpo di stato nella storia birmana, quando il generale Ne Win, durante il governo provvisorio tra il 1958 e il 1960, prese il potere e lo mantenne fino alle elezioni del 1960. Da notare che Ne Win, inizialmente riluttante a effettuare un colpo di stato, con l’istituzione del DSI fu attratto dall’idea di diventare il leader della nazione.
L’istituto si ingrandì al punto che alla fine degli anni Cinquanta era una multinazionale con attività in settori vitali come il manifatturiero, le banche, i trasporti marittimi e le costruzioni. Partendo da attività divenute famose, come la Burma Five Star Line e la Strand Hotel, l’organizzazione crebbe fino a controllare i settori infrastrutturale e ambientale di Myanmar.
Burma Economic Development Corporation (BEDC)
Dopo le elezioni del 1960, U Nu, tornato al potere, cercò di arginare il potere economico dell’emergente classe burocratica militare. Per reazione, nel 1961 i militari trasformarono il Defence Services Institute nella Burma Economic Development Corporation, una mossa che mirava a schermare le attività economiche dei militari istituzionalizzandole.
Le attività della società andavano dall’import-export alle librerie fino ai bar e le liquorerie. Queste attività si saldarono con il potere del “Partito Socialista Birmano”, in cui militavano molti dei politici potenti, creando così un massiccio apparato burocratico. L’impresa era di proprietà delle forze armate, così che il potere armato adibito alla difesa della nazione ora cominciava a prendere in mano anche il potere economico. Gli ufficiali che guidavano la Società per lo Sviluppo Economico diventarono “tuttologi”, sfoggiarono competenze che dal campo militare si allargavano, senza che nessuno glielo avesse chiesto, alla politica, l’economia e il sociale. In ambito sociale cominciarono a diffondere, citando l’esempio del Giappone, l’ideologia secondo la quale alla comunità militare erano riservati privilegi particolari. L’Istituto e la BEDC sono considerati gli apripista, la fase embrionale del sogno di guidare l’economia nazionale.
La via birmana al socialismo
Il generale Ne Win, che nel 1948 si era rifiutato di eseguire un colpo di stato su richiesta del Consiglio Unitario della Sinistra, dopo l’esperienza con il governo ad interim manifestò interesse a guidare la nazione. Ne Win condusse il golpe nel 1962, dopo aver fondato il “Consiglio Rivoluzionario”, in seguito divenuto partito politico con il nome di “Partito del Programma Socialista della Birmania” con un programma economico definito la “via birmana al socialismo”. Fu così che la burocrazia militare arrivò a dominare, nonostante i problemi interni, la politica, l’economia e diversi altri settori. In nome di questa “via birmana al socialismo”, furono nazionalizzate anche le piccole imprese private.
Tutto, dalle librerie ai negozi di bevande alcoliche, diventò proprietà dello stato, il quale a sua volta era sostanzialmente proprietà del Partito del Programma Socialista, e quest’ultimo era dominato dall’intera classe burocratica militare guidata da U Ne Win e alcuni dei suoi seguaci.
Union of Myanmar Economic Holdings Limited
Dopo il 1988, mentre declinava il Partito Socialista, con l’annuncio numero 7/90 nacque la Union of Myanmar Economic Holdings Limited (UMEHL). Si trattava a prima vista di una delle tante imprese messe su dal governo militare per fare profitti con la piccola industria e il commercio. Ma la quota “governativa” faceva capo ufficialmente al “Direttore degli approvvigionamenti del Ministero della difesa”. Il che significava che, tramite il governo, i militari controllavano la società al 100%. La quota del 40% del governo fu acquisita con un prestito della banca centrale mentre il restante 60% veniva dalla comunità militare.
Per mantenere il dominio finanziario, i militari si servirono della loro enorme influenza per ottenere prestiti bancari senza controlli grazie a ex ufficiali piazzati ai vertici bancari, e per trattenere quote dalla busta paga dei soldati. Il sistematico abuso di potere faceva sì che né i controlli istituzionali né il dissenso interno potessero evitare l’arricchimento dei burocrati militari con denaro pubblico e privato. Grazie a questi finanziamenti, l’UMEHL acquisì il monopolio in tutta una serie di attività, dall’esportazione di beni di consumo alla gioielleria, i prodotti agricoli, il legname e la gomma, oltre all’importazione di alimentari e auto grazie al controllo di almeno settantasette aziende, più nove controllate e sette consociate. L’UMEHL inoltre non pagava tasse sulle attività commerciali e sui profitti, dato che a possedere quote erano solo le unità militari, i militari in servizio attivo e pensionati e le associazioni di veterani.
Ai tempi della Lega Nazionale per la Democrazia, il primo governo eletto democraticamente in Myanmar dagli anni Sessanta, l’UMEHL privatizzò le sue operazioni e cambiò il proprio nome in MEHL per evitare che i profitti finissero nel bilancio nazionale e scansare i controlli da parte delle istituzioni civili.
La Myanmar Economic Corporation
Parallelamente alla Holding, troviamo la Myanmar Economic Corporation, una holding con attività nei settori minerario, manifatturiero e delle telecomunicazioni, a cui si aggiungono imprese che forniscono risorse naturali alle forze armate e fabbriche che producono beni per uso militare. Nel 2009 la holding possedeva ventuno fabbriche, tra cui quattro per la lavorazione dell’acciaio, una banca, un cementificio, e le assicurazioni in regime di monopolio.
Una sua consociata, la Star High Public Company, possiede il 28% di Mytel, una delle più importanti società di telecomunicazioni in joint venture con Viettel, multinazionale pubblica vietnamita delle telecomunicazioni guidata dal Partito comunista del Vietnam.
Oggi
Grazie al mantenimento del potere della burocrazia militare, i dittatori militari e i loro compagni della burocrazia militare sono riusciti a imporre il proprio dominio su tutti i settori. Chiunque cerchi un cambiamento, o anche solo un vantaggio personale, deve sempre fare riferimento ad un burocrate militare. La burocrazia militare è diventata l’élite del clientelismo, con le tasse e i fondi statali trasformati in fondi privati, è così che si sono elevati al di sopra degli altri, elargendo diritti economici esclusivi ai propri parenti e creando così una rete di potenti tycoon. Il dirottamento sistematico di risorse pubbliche ha permesso loro di consolidare il controllo sull’economia nazionale attraverso una rete multigenerazionale di parenti e amici.
Sapendo che il passaggio ad una gestione democratica, con la prevalenza dell’economia di mercato, porrebbe fine ai privilegi sistemici che traggono profitto dall’economia statalizzata, la burocrazia militare ha cominciato una lotta per il potere culminata nel golpe del 2021. Quest’ultimo ha innescato la Rivoluzione di primavera, che ha unito le classi del paese nel tentativo di rovesciare la classe burocratica militare e le loro clientele.
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